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IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE - IL NUOVO FILM DI SOLDINI ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

04 settembre 2017

IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE - IL NUOVO FILM DI SOLDINI ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Il regista di Pane e tulipani Silvio Soldini porta fuori concorso al Lido, IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE,  con Valeria Golino e Adriano Giannini. Il film verrà proiettato il 7 settembre alle ore 22.30 per poi approdare nei cinema l'8 settembre.

Teo è un uomo in fuga. Dal suo passato, dalla famiglia di origine, dai letti delle donne con cui passa la notte e da cui scivola fuori alle prime luci del giorno, dalle responsabilità. Il lavoro è l'unica cosa che veramente ama, fa il “creativo” per un'agenzia pubblicitaria e non stacca mai, tablet e cellulari lo tengono in perenne e compulsiva connessione con il mondo. Emma ha perso la vista a sedici anni, ma non ha lasciato che la sua vita precipitasse nel buio. O meglio, l'ha riacchiappata al volo, ha fatto a pugni con il suo handicap e l'ha accettato con la consapevolezza che ogni giorno è una battaglia. Fa l’osteopata e gira per la città col suo bastone bianco, autonoma e decisa. Si è da poco separata dal marito e Teo, brillante e scanzonato, sembra la persona giusta con cui concedersi una distrazione. Per Teo invece, tutto nasce per gioco e per scommessa, Emma è diversa da tutte le donne incontrate finora ed è attratto e impaurito dal suo mondo. Una ventata di leggerezza li sorprende, ma quel galleggiare in allegria bruscamente finisce. Ognuno torna alla propria vita, ma niente sarà più come prima.

 

 

 

SILVIO SOLDINI CI PARLA DEL SUO FILM

 

L'idea di questo film si è fatta strada lentamente dopo l’esperienza di Per altri occhi, il documentario che ho girato con persone non vedenti qualche anno fa. Ho scoperto un mondo che, devo ammettere, immaginavo diverso. Siamo abituati a pensare alla disabilità per lo più attraverso immagini stereotipate, a tenerla a distanza, spesso a compatirla. Invece tramite quel film ho incontrato persone straordinarie, vitali, determinate, curiose, coraggiose… la cui unica paura era che il mio sguardo su di loro potesse indugiare nella pietà. I ciechi che ho conosciuto sono pieni d’ironia e di autoironia, non vivono la loro vita in modo drammatico, come siamo abituati a pensare, ma insieme determinato e leggero. Che siano nati non vedenti o abbiano perso la vista in seguito, nessuno di loro perde tempo a compatirsi; tutti lavorano, fanno sport di ogni genere, hanno una vita sentimentale, una famiglia, viaggiano, leggono… Così, nel tempo, mi sono reso conto che al cinema ‐ quello di finzione soprattutto ‐ non avevo mai visto niente di tutto ciò. I personaggi ciechi esistono, certo, ma sono spesso tratteggiati in modo scontato, o sono arrabbiati con il mondo, o sono lì per suscitare pietà, o magari servono al racconto perché hanno talmente sviluppato gli altri sensi da sembrare persone con super‐poteri… Ma una storia vicina alla realtà, come quelle che accadono nella vita di tutti i giorni, mi mancava. Il colore nascosto delle cose nasce da tutto questo. Emma è una donna che ha fatto scelte importanti, fa l’osteopata, è autonoma, un matrimonio finito alle spalle e la decisione di vivere da sola. È forte, sa che la sua vita non è una passeggiata ma l’ha presa in mano e vuole viverla fino in fondo. Teo è uno di noi, un uomo che vive nella velocità di ogni giorno, che lavora con le immagini, è attento all’apparenza. Ha una vita sentimentale ancora indecisa, non si è mai veramente preso cura di qualcuno e, come la maggior parte di noi, non ha mai avuto contatti con persone non vedenti. Con Emma è costretto a rallentare, e quando scopre che si sta innamorando di lei ha paura. Scappa, cerca di tornare a quello che era prima… ma non ci riesce più. L’aiuto dei non vedenti che conosco è stato fondamentale alla preparazione di questo film. Durante la fase di scrittura abbiamo fatto una serie d’interviste e d’incontri più allargati da cui sono nati spunti e scene (a volte esilaranti) che difficilmente saremmo riusciti a immaginare. Ma la consulenza è stata decisiva anche successivamente, per precisare dettagli importanti nelle singole scene, per alcuni dialoghi, per avere esperienza diretta su come si compiono determinati gesti quando non ci si vede... Sia io che Valeria Golino volevamo che Emma fosse una donna cieca come tante, vera, senza niente di artefatto: bisognava essere precisi in ogni cosa. Abbiamo deciso di allontanarla dall’immagine che tutti conoscono di Valeria; non molte attrici si buttano e cambiano, ma lei per fortuna è una di quelle. Abbiamo scelto di utilizzare delle lenti a contatto per opacizzarle gli occhi e ‐ oltre alle solite prove in cui coinvolgo tutti gli attori prima di iniziare un film ‐ Valeria ha seguito un corso di “orientamento e mobilità”, come quello che fanno i non vedenti per imparare a destreggiarsi in città, a usare il bastone bianco, a scoprire un nuovo ambiente, a organizzare la propria casa, ecc. Imparare a vedere il mondo senza fare uso della vista non è per niente semplice... Ogni film, per come la vedo io, deve avere un suo linguaggio, un suo tono, come fosse una musica. Non mi piace ripetere un linguaggio già utilizzato. In questo caso ho cercato un modo di raccontare che portasse ad avvicinarsi a Teo ed Emma in modo quasi intimo, con l’idea di farli diventare due persone reali e vicine a noi. Volevo dare agli spettatori la sensazione di essere con loro, partecipare alle loro vicende come se fossero quelle di due amici. In questo è stato fondamentale il lavoro con Adriano Giannini. È lui che ci porta nel mondo di Emma, con curiosità e stupore. È stato bello trovare insieme a lui la leggerezza di Teo, quella che da subito piace a Emma. Il colore nascosto delle cose ‐ un titolo che ci parla di qualcosa che non appare immediatamente agli occhi, ma che può svelarsi o rivelarsi in seguito ‐ è un film che nasce dal domandarsi cosa accade nell’incontro tra due mondi apparentemente così lontani ‐ cosa si scopre? Come ci si rapporta all’altro? C’è un prezzo da pagare o qualcosa da guadagnare? Parla di un uomo che mente, scappa e per questo è facile da giudicare. Ma anche di un uomo che cambia e del coraggio di affrontare la propria vita. Felice, un amico scultore non vedente, una volta mi ha detto: "Noi ciechi siamo fortunati, perché siccome non ci vediamo facciamo più facilmente il passo più lungo della gamba!"

 

 

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